Una vetrina andata in frantumi, sedie utilizzate durante una discussione degenerata in violenza, bottiglie di superalcolici lasciate sul posto e tracce di sangue arrivate fino all’incrocio con via Festaz. È quello che resta di una notte di disordini nel centro di Aosta, dove una decina di persone ha stazionato nel dehors di uno storico esercizio pubblico prima che la situazione degenerasse. Una scena ripresa dalle telecamere di sicurezza del locale e che si aggiunge a una serie di episodi che da tempo alimentano la preoccupazione di commercianti e residenti.

Il problema, infatti, non è soltanto quello della vetrina danneggiata o del costo che l’esercente dovrà sostenere per ripristinarla. Dietro l’ennesimo atto di vandalismo c’è una questione più ampia che riguarda la vivibilità del centro cittadino e la capacità di garantire condizioni adeguate a chi, in quelle strade, abita, lavora e investe. La zona compresa tra via Losanna, via Gramsci, via Festaz e via Torre del Lebbroso viene indicata da tempo dagli operatori come un’area nella quale si ripetono schiamazzi notturni, comportamenti molesti, degrado e situazioni di tensione.

Ed è proprio su questo punto che interviene Fipe Confcommercio Valle d’Aosta/Aosta, esprimendo piena solidarietà al titolare e ai dipendenti dell’attività colpita. Per l’associazione di categoria, le imprese non possono essere lasciate sole a fronteggiare conseguenze che non dipendono dalla loro attività, ma che finiscono per ricadere direttamente sulla loro sicurezza, sui loro bilanci e sull’immagine commerciale del centro.

Il presidente Graziano Dominidiato sottolinea infatti che «le nostre attività non sono semplici spettatori di quanto accade nelle strade del centro, ma rappresentano un vero e proprio presidio di sicurezza e legalità». Un concetto che va oltre la singola vicenda: bar, ristoranti e negozi rappresentano spesso una presenza quotidiana nelle vie cittadine, contribuiscono alla vitalità degli spazi urbani e costituiscono un punto di riferimento per residenti e visitatori.

Quando però gli episodi di degrado si ripetono, il rischio è che il commercio finisca per pagare un prezzo crescente. Un’attività danneggiata deve sostenere i costi della riparazione, può subire interruzioni o limitazioni del servizio e, soprattutto, può trovarsi a lavorare in un contesto nel quale clienti e dipendenti percepiscono una crescente insicurezza. È un problema economico, ma anche sociale: un centro cittadino che perde attrattività nelle ore serali e notturne rischia progressivamente di impoverirsi anche sotto il profilo commerciale e relazionale.

Dominidiato evidenzia proprio questo aspetto quando ricorda che gli esercenti «continuano comunque a garantire un servizio, un punto di riferimento e un presidio di vivibilità per residenti e visitatori». Per Fipe, dunque, non è accettabile che questo ruolo venga vanificato da un’escalation di episodi di degrado che, secondo quanto segnalato dagli operatori, si susseguono senza una soluzione definitiva.

La richiesta dell’associazione è quindi rivolta alle istituzioni cittadine e riguarda innanzitutto il rafforzamento dei controlli e dei presidi delle Forze dell’Ordine nelle aree più critiche del centro, soprattutto nelle ore notturne. Non si tratta soltanto di intervenire dopo che un episodio si è verificato, ma di costruire una presenza capace di prevenire e scoraggiare comportamenti che possono trasformarsi rapidamente in situazioni di violenza o vandalismo.

Fipe sostiene inoltre le iniziative promosse dagli stessi residenti, compresa la petizione che sarà sottoposta all’attenzione dell’Amministrazione comunale. Anche questo elemento è significativo: quando cittadini ed esercenti arrivano a mobilitarsi direttamente per chiedere maggiore attenzione sul territorio, la questione non può più essere considerata un semplice episodio di cronaca.

La presa di posizione degli operatori economici arriva peraltro in un momento nel quale il tema della sicurezza ad Aosta è tornato con forza al centro del dibattito politico. Da una parte le opposizioni, e in particolare Forza Italia Valle d’Aosta, contestano da tempo quella che considerano una risposta insufficiente al deterioramento della vivibilità in alcune zone della città; dall’altra le istituzioni sono chiamate a dimostrare con fatti e interventi concreti che il problema viene affrontato senza sottovalutazioni.

Il punto non è stabilire se Aosta sia una città sicura o insicura sulla base di una singola notte. Sarebbe una semplificazione. Il punto è capire se esistano aree e fasce orarie nelle quali i problemi si concentrano e se, di conseguenza, siano necessarie risposte mirate. Perché la sicurezza urbana non si misura soltanto attraverso le statistiche complessive: si misura anche nella possibilità per un commerciante di chiudere il proprio locale senza temere danneggiamenti, per un residente di dormire senza essere svegliato da schiamazzi e per una persona che attraversa il centro di sentirsi tranquilla.

La stessa richiesta di Fipe mette in evidenza un altro elemento: sicurezza e decoro urbano sono condizioni indispensabili per la tenuta del commercio di vicinato. È un tema che riguarda direttamente l’economia della città. Le attività commerciali non sono soltanto luoghi nei quali si vendono prodotti o si somministrano alimenti e bevande: contribuiscono alla presenza di persone, alla manutenzione sociale degli spazi e alla percezione di una città viva. Se gli esercenti vengono costretti a convivere stabilmente con vandalismi, degrado e comportamenti molesti, il rischio è quello di creare un circolo vizioso nel quale la perdita di attrattività produce ulteriore impoverimento del tessuto urbano.

Ed è per questo che l’appello di Fipe Confcommercio Valle d’Aosta merita attenzione. L’associazione non chiede soltanto solidarietà dopo l’ennesimo episodio, ma sollecita un salto di qualità nella risposta istituzionale. Come osserva Dominidiato, «sicurezza e decoro urbano sono condizioni indispensabili per la tenuta del commercio di vicinato e per la qualità della vita di chi abita e lavora in centro».

Il tema, quindi, non riguarda esclusivamente un bar o una vetrina. Riguarda il modello di città che Aosta vuole essere. Un capoluogo vivo anche la sera, capace di attrarre residenti, visitatori e consumatori, ha bisogno di spazi pubblici ordinati e di regole rispettate. E ha bisogno di istituzioni che sappiano intervenire con tempestività quando determinati fenomeni diventano ricorrenti.

Le imprese possono essere un presidio di legalità, come sostiene Fipe, ma non possono diventare anche il presidio della sicurezza al posto delle istituzioni. Possono collaborare, segnalare, partecipare e contribuire alla vivibilità del territorio. La responsabilità ultima del controllo e della sicurezza pubblica, però, non può ricadere sui commercianti.

La vetrina del locale verrà riparata. Le sedie saranno sostituite e le tracce della notte verranno cancellate. Ma la vera sfida sarà impedire che, insieme ai vetri rotti, venga ricostruita anche la consuetudine di considerare inevitabili questi episodi.

Aosta ha bisogno di una risposta che non sia soltanto emergenziale. Servono coordinamento, presenza, prevenzione e controlli nelle zone e negli orari maggiormente esposti. Perché tutelare il centro significa tutelare contemporaneamente chi ci vive, chi ci lavora e chi ci investe. E quando un commerciante chiede di poter semplicemente aprire e chiudere il proprio locale senza ritrovarsi davanti alla porta i segni della violenza notturna, non sta chiedendo un privilegio: sta chiedendo che una città faccia rispettare le proprie regole.

pi.mi.




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