Dall’1 ottobre 2026 Rai Scuola non sarà più presente come canale autonomo sul digitale terrestre. Al numero 57 arriverà Italiana, nuova rete Rai dedicata ai territori, alle tradizioni, all’enogastronomia, all’artigianato, al patrimonio e alle eccellenze produttive del Paese. I contenuti educativi non verranno però cancellati: secondo quanto annunciato da Viale Mazzini, confluiranno principalmente nella nuova offerta digitale RaiPlay Scuola e Learning.

È su questa distinzione che si concentra una polemica cresciuta rapidamente negli ultimi giorni. Per la Rai non si tratta della chiusura di Rai Scuola ma di un cambiamento nelle modalità di distribuzione dei suoi contenuti. Per chi contesta la decisione, invece, la fine della trasmissione lineare rappresenta la perdita di uno dei pochi spazi della televisione generalista e tematica italiana interamente dedicati a scuola, formazione, cultura e divulgazione.

Il risultato concreto, al di là delle definizioni, è chiaro: dal prossimo ottobre accendendo il televisore sul canale 57 non si troveranno più lezioni di matematica, letteratura, storia, filosofia o scienze ma un palinsesto costruito intorno al racconto dell’Italia e dei suoi territori.

Dal 1° ottobre Rai Scuola lascia il digitale terrestre

La nascita di Rai Scuola risale alla collaborazione avviata nel 1964 tra la Rai e il Ministero dell’Istruzione per la produzione di programmi educativi. La denominazione attuale risale al 2009 e negli anni successivi il canale è entrato nell’area di Rai Cultura insieme a Rai Storia e Rai 5.

La sua programmazione ha progressivamente affiancato alla funzione strettamente didattica una presenza crescente della divulgazione scientifica e culturale. Durante la pandemia del 2020, con milioni di studenti costretti a seguire le lezioni da casa, Rai Scuola aveva assunto nuovamente una funzione particolarmente rilevante, proponendo anche cicli di lezioni.

Dal 1° ottobre questa esperienza proseguirà soltanto in forma digitale. La Rai sostiene che «Non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta editoriale di Rai Scuola» e che la sua funzione verrà «Preservata e valorizzata» attraverso RaiPlay.

È dunque corretto dire che i contenuti di Rai Scuola non vengono cancellati; altrettanto corretto è osservare che viene meno il canale televisivo lineare che finora li raccoglieva all’interno di un’identità editoriale immediatamente riconoscibile.

Che cosa sarà Italiana

A prendere il posto di Rai Scuola sarà Italiana, progetto presentato nei palinsesti Rai 2026 dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi e affidato alla direzione di Angelo Mellone.

Il nuovo canale nasce dall’esperienza di programmi come Linea Verde e sarà interamente dedicato al racconto dei territori italiani. Secondo la presentazione della Rai, l’obiettivo è costruire un «Racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia» attraverso persone, paesaggi, tradizioni, trasformazioni, artigianato, imprese, ambiente, enogastronomia, turismo, folklore, innovazione e cultura popolare.

La programmazione iniziale sarà composta soprattutto da materiali già trasmessi, provenienti dalle library del Day Time e di Rai Cultura. Dal trimestre successivo dovrebbero essere introdotti rimontaggi, nuove produzioni e collegamenti in diretta dalle principali manifestazioni nazionali.

Il palinsesto annunciato comprende 720 ore organizzate in blocchi tematici quali Il Paese che cambia, Vite in soggettiva, Ritorni, borghi, nuovi abitanti, Sapori, Storie, Comunità, oltre a spazi dedicati al patrimonio culturale, alle imprese italiane e alla natura.

Perché la Rai ha deciso di cambiare

La Rai giustifica la decisione adducendo i cambiamenti delle abitudini del pubblico più giovane. Il canale lineare, secondo l’azienda, non sarebbe lo strumento più efficace per raggiungere studenti abituati a utilizzare contenuti on demand attraverso computer, smartphone, tablet e televisori connessi.

I dati citati da Viale Mazzini mostrano effettivamente ascolti molto ridotti: Rai Scuola ha registrato uno share medio dello 0,14% nel 2024, dello 0,13% nel 2025 e di circa lo 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Ma la natura stessa di un canale educativo pone una questione diversa: quanto deve contare l’audience nella valutazione di un servizio pubblico destinato per definizione a una funzione specialistica?

Anche perché sul piano del gradimento il quadro è differente. Nell’indagine Qualitel Rai Scuola ha ottenuto un punteggio di 8,0, mentre la relativa offerta su RaiPlay raggiunge 8,1. Nel 2024 il canale risultava così tra le reti tematiche maggiormente apprezzate dal pubblico.

RaiPlay Scuola e Learning: che cosa cambia

Il nuovo progetto RaiPlay Scuola e Learning, approvato all’unanimità dal Consiglio di amministrazione Rai, dovrebbe riunire produzioni di Rai Cultura, patrimonio delle Teche e materiali educativi già disponibili all’interno di un unico ambiente digitale. L’idea è permettere a studenti e insegnanti di cercare direttamente un contenuto e utilizzarlo quando necessario, superando il vincolo del palinsesto.

«I contenuti educativi devono essere disponibili quando servono agli studenti, non soltanto quando vengono trasmessi», sostiene la Rai. Da questo punto di vista, lo spostamento verso l’on demand appare coerente con una modalità di consumo ormai consolidata soprattutto tra le generazioni più giovani.

Ma la digitalizzazione non è necessariamente equivalente alla presenza televisiva. Una piattaforma richiede infatti un comportamento attivo, bisogna cercare il contenuto, scegliere di guardarlo, conoscere già almeno in parte ciò che si vuole trovare. Un canale lineare mantiene invece una funzione di esposizione casuale, rende il contenuto culturale fruibile anche senza una ricerca preventiva e richiede anche la costruisce di un palinsesto strutturato e orientato.

La mobilitazione contro la chiusura del canale

La discussione ha iniziato a uscire dagli ambienti degli addetti ai lavori dopo l’intervento della divulgatrice scientifica Silvia Bencivelli, che il 23 agosto ha pubblicato sui social un messaggio di saluto a Rai Scuola, ottenendo centinaia di migliaia di visualizzazioni. È quindi partita una petizione su Change.org che ha rapidamente raccolto decine di migliaia di adesioni. I promotori chiedono alla Rai di mantenere il canale e di investire nella produzione di nuovi contenuti educativi.

La questione è arrivata anche in Parlamento. Il deputato del Partito democratico Stefano Graziano ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Istruzione e del Merito e delle Imprese e del Made in Italy, definendo l’eventuale soppressione del canale «Una scelta grave e incomprensibile» e chiedendo di tutelare anche le professionalità e il patrimonio audiovisivo costruiti negli anni.

Critiche sono arrivate anche dal Movimento 5 Stelle. Barbara Floridia, già presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, ha contestato in particolare la scelta di sostituire un canale educativo con una rete fondata sul racconto dell’identità italiana.

Fratelli d’Italia ha invece respinto le accuse parlando di una «Gigantesca fake news» e ha presentato la trasformazione come un processo di modernizzazione del servizio pubblico.

Una perdita per il palinsesto televisivo italiano?

La formula utilizzata dalla Rai, «Rai Scuola non chiude: evolve», descrive ciò che accade ai contenuti ma dice meno di ciò che succede al palinsesto televisivo. Rai Scuola rappresentava uno dei pochi casi della televisione italiana in cui la programmazione non doveva necessariamente inseguire grandi numeri di ascolto e poteva dedicare tempi lunghi a materie fondamentali della conoscenza. La sua presenza sul digitale terrestre attribuiva inoltre a questi contenuti la stessa dignità distributiva di qualsiasi altro genere televisivo: bastava cambiare canale per incontrarli. La scelta di concentrare l’offerta educativa sulla piattaforma RaiPlay sottrae alla televisione uno spazio riconoscibile dedicato alla conoscenza. Ciò che scompare è dunque la forma di RaiScuola, quella di un canale pubblico che decideva di occupare stabilmente una frequenza televisiva con l’educazione.

Dal 1° ottobre, al suo posto, ci sarà la narrazione di borghi, cucina, sagre e imprese, per tessere le lodi del mai abbastanza decantato Made in Italy. Temi che la Rai già racconta ampiamente attraverso altre reti e molti programmi. Uno spazio esclusivamente dedicato alla scuola, alla formazione e alla divulgazione, invece, nel palinsesto italiano non ci sarà più.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione

Source link