Sequestrati beni per 7 milioni, anche in Germania. L’ex presidente, indagato con la moglie e il figlio, è accusato di peculato per 4,5 milioni di euro di fondi pubblici erogati al Centro Universitario Sportivo e riciclaggio
Fondi pubblici destinati al Centro Universitario Sportivo (C.U.S.) Napoli sarebbero stati sottratti e destinati a moglie e figlio: maxi sequestro di beni da 7 milioni di euro nei confronti dello storico ex presidente Elio Cosentino, tre indagati. Stamattina, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e il 2° Nucleo Operativo Metropolitano di Napoli hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta seconda sezione della Procura partenopea (reati contro la Pubblica Amministrazione, procuratore aggiunto Giuseppina Loreto, sostituto Luigi Landolfi) per i reati di peculato, riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio.
Indagati anche moglie e figlio
I destinatari del provvedimento sono Elio Cosentino, ex presidente e legale rappresentante del CUS Napoli, il figlio Claudio Yannik Cosentino e la moglie. Tutti avranno modo di chiarire la propria posizione nel prosieguo delle indagini. Sotto sequestro sono finiti beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro, tra cui anche un’abitazione.
L’inchiesta è partita dalla denuncia della nuova presidente e le successive indagini della Guardia di Finanza, agli ordini del colonnello Paolo Consiglio, hanno fatto emergere «numerose e gravi anomalie ed irregolarità» nella precedente gestione finanziaria del Centro Universitario Sportivo di Napoli.
Secondo la ricostruzione, sarebbe state sottratte ingenti risorse dalle casse del C.U.S. Napoli, associazione beneficiaria, oltre che delle quote versate dagli iscritti per le attività sportive, di rilevanti contributi pubblici provenienti dalle Università Federico II, Parthenope e L’Orientale, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, da FederCUSI e dalla FIGC. L’inchiesta non riguarda la gestione attuale. Tra il 2018 e il 2024 sui conti del C.U.S. sarebbero confluiti oltre 6,67 milioni di euro di contributi pubblici. Nello stesso periodo, 3.759.347,81 euro sono stati trasferiti dai conti del C.U.S. al Club Sportivo Universitario Napoli (C.S.U.), seconda associazione sportiva dalla denominazione quasi identica a quella del C.U.S. e risultata, secondo gli accertamenti, priva di una effettiva operatività sportiva.
L’accusa di peculato
Dall’attività investigativa è emerso che, tra il 2018 e il 2024, Elio Cosentino avrebbe sottratto risorse dell’ente a beneficio proprio e dei familiari attraverso bonifici, movimentazioni di denaro e altre operazioni finanziarie, utilizzando anche il C.S.U. come destinazione intermedia delle somme.
Il Club Sportivo Universitario Napoli, dal Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, non risulterebbe avere tesserati attivi, attività sportive, didattiche o formative né affiliazioni a federazioni o enti di promozione sportiva, a differenza dei 2.724 tesserati del CUS. Dagli accertamenti è emerso che alle entrate sarebbero corrisposte uscite quasi esclusivamente per trasferimenti di denaro verso Elio Cosentino e i suoi familiari, anche all’estero, e da operazioni di investimento finanziario.
Le movimentazioni per circa 4,5 milioni sarebbero avvenute nell’ultimo periodo della gestione Cosentino. Oltre ai 3,75 milioni trasferiti al C.S.U., gli accertamenti hanno infatti individuato ulteriori bonifici direttamente in favore di Elio e Claudio Yannik Cosentino, per complessivi 296.609,73 euro, qualificati negli atti come rimborsi spese ingiustificati ed estranei alle finalità del CUS. Gli investigatori hanno inoltre rilevato operazioni effettuate tramite home banking anche in orari serali e notturni, con una particolare concentrazione dei trasferimenti nella fase immediatamente precedente il cambio della presidenza.
I bonifici durante la riunione
Particolarmente significativo quanto accaduto il 15 ottobre 2024, giorno dell’assemblea convocata per eleggere il nuovo presidente del C.U.S. Napoli. Mentre la riunione era ancora in corso, dal conto dell’associazione furono disposti via internet due bonifici al C.S.U. per complessivi 250mila euro: 200mila euro alle 19.12 e altri 50mila alle 21.11. Il giorno successivo, l’intervento della nuova presidente presso l’istituto bancario consentì di bloccare un ulteriore trasferimento da 206mila euro, evitando il completo svuotamento del rapporto bancario.
Viaggi e spese personali
Tra la documentazione acquisita figurano viaggi e soggiorni a Cancun, Abano Terme e Riccione, voli aerei, hotel, ristoranti, stabilimenti balneari, acquisti di abbigliamento, profumeria, prodotti elettronici e altre spese personali. Rimborsate anche le mance al ristorante. Tra le spese compare inoltre l’acquisto di un iPhone 15 Pro, con fattura intestata al C.S.U. e spedizione a Colonia presso l’indirizzo indicato negli atti come domicilio di Claudio Yannik Cosentino.
I soldi trasferiti e investiti in Germania
Una parte rilevante dell’inchiesta riguarda il successivo trasferimento e reimpiego delle risorse all’estero: circa 2,5 milioni di euro sono oggetto della contestazione relativa al reimpiego delle somme, mentre gli accertamenti bancari hanno ricostruito oltre 1,9 milioni di euro accreditati su conti correnti tedeschi riconducibili ai familiari di Elio Cosentino. Sulla base degli elementi raccolti, il G.I.P. del Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro. Il provvedimento ha assunto una significativa dimensione internazionale, per la presenza in Germania di rapporti finanziari, immobili, partecipazioni societarie e autovetture riconducibili agli indagati. L’esecuzione del provvedimento in Germania è avvenuta grazie all’attivazione dei meccanismi di cooperazione giudiziaria internazionale e di coordinamento assicurati da Eurojust. L’Unità italiana di Eurojust è riuscita ad organizzare in breve tempo tutte le attività in Germania, con la collaborazione del Desk tedesco di Eurojust e con il coinvolgimento della Procura di Colonia, che a sua volta ha assicurato il raccordo tra varie autorità tedesche coinvolte nella complessa procedura.
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