Dal 19 al 22 novembre 2026 una nuova fiera punta dritta al cuore delle nuove geografie dell’arte: quelle che stanno ridisegnando le mappe del mercato e del sistema internazionale, spostandone progressivamente i baricentri. La prima edizione di Frieze Abu Dhabi si terrà a Manarat Al Saadiyat, nel Saadiyat Cultural District, e riunirà oltre 80 gallerie provenienti da 64 città e 37 Paesi e regioni, con un percorso che dall’antichità attraverserà il Novecento fino alla contemporaneità. Un debutto che vuole essere molto più di una nuova tappa nel calendario fieristico internazionale: «La prima edizione di Frieze Abu Dhabi nasce dalla profondità e dall’ambizione della scena artistica degli Emirati Arabi Uniti e della più ampia regione WANASA e riafferma il nostro impegno a favorire dialoghi significativi sulla scena artistica globale», spiega Kristell Chadé, Executive Director of Fairs di Frieze.

L’arrivo di Frieze si inserisce in una scena culturale che ad Abu Dhabi ha costruito negli anni una propria infrastruttura e una comunità internazionale di artisti, gallerie, istituzioni e collezionisti. Già il contesto non potrebbe essere più eloquente: Manarat Al Saadiyat è immerso in un distretto culturale che comprende il Louvre Abu Dhabi, lo Zayed National Museum e il futuro Guggenheim Abu Dhabi. Una sorta di skyline fatto di supermusei e protagonisti della cultura dell’emirato. In questo panorama ambizioso, la nuova fiera nasce in partnership con il Department of Culture and Tourism – Abu Dhabi e raccoglie l’eredità di diciassette anni di Abu Dhabi Art, sotto la direzione di Dyala Nusseibeh.

Global e local insieme, glocal in gergo, come da migliore tradizione. Frieze Abu Dhabi entra nella rete globale della fiera, accanto agli appuntamenti di Londra, Los Angeles, New York, Chicago e Seoul, ma promette di avere una fisionomia fortemente legata al territorio e all’area WANASA (West Asia, North Africa and South Asia). Il risultato è una selezione in cui le gallerie degli Emirati e della regione dialogano con importanti presenze europee, asiatiche, americane e africane – inclusi i colossi internazionali, con le loro sedi sparse per il mondo, da Pace a Gagosian. L’Italia? Presente. Galleria Continua, Franco Noero, P420, Voena e Vistamare sono le cinque gallerie italiane nell’elenco della prima edizione di Frieze Abu Dhabi, oltre ovviamente ai nomi internazionali con sede in Italia, come Victoria Miro, Thaddaeus Ropac e Richard Saltoun Gallery.

Frieze Abu Dhabi: una nuova geografia internazionale dell’arte

Nella sezione principale, Galleries, saranno presenti oltre 60 gallerie da 56 città e 32 Paesi, con opere dalla metà del XX secolo a oggi. Il nucleo regionale comprende, tra le altre, Carbon 12, Lawrie Shabibi, The Third Line, Tabari Artspace e Iris Projects dagli Emirati Arabi Uniti. Dal resto dell’Asia occidentale arrivano Saleh Barakat Gallery, Mark Hachem e Galerie Tanit dal Libano, Athr e Hafez Gallery dall’Arabia Saudita, Dastan da Teheran e BüroSarıgedik e Galerist da Istanbul. Anche il Nord Africa ha una presenza significativa, con quattro gallerie tunisine — A.Gorgi Gallery, Elmarsa Gallery, Selma Feriani e Le Violon Bleu Gallery — affiancate dalle realtà egiziane Gypsum e ArtTalks | Kanafani Gallery e dalla marocchina Loft Art Gallery. L’Asia meridionale è rappresentata soprattutto dall’India, con Experimenter, Galerie Isa, Jhaveri Contemporary, Nature Morte e Project 88.

A questa forte impronta regionale si affianca una componente internazionale altrettanto articolata. Per menzionare solo alcuni nomi: da Londra arrivano, tra le altre, Ab-Anbar, Pi Artworks, Thaddaeus Ropac, Richard Saltoun Gallery, Timothy Taylor, Victoria Miro, Vigo Gallery, Voena e Waddington Custot. Dall’Asia, presenti all’appello realtà da Singapore, Busan, Shanghai e Hong Kong; dagli Stati Uniti, tra gli altri, Gagosian, Pace Gallery, Leila Heller Gallery e Vito Schnabel Gallery. Nota importante: particolare attenzione è riservata alla presenza di artiste, con gallerie come Richard Saltoun Gallery, Pi Artworks, Lawrie Shabibi e Waddington Custot che presenteranno lavori di Juliana Seraphim, Bertina Lopes, Everlyn Nicodemus, Rina Banerjee, Susan Hefuna, Gülay Semercioğlu, Nancy Atakan, Hamra Abbas, Shaikha Al Mazrou, Etel Adnan, Sophia Vari e Fabienne Verdier.

Focus, Frieze Masters e Global Futures: le sezioni di Frieze Abu Dhabi

La struttura curatoriale si articola attorno a tre sezioni principali. Focus, sezione dedicata alle gallerie internazionali più giovani e alle loro proposte sperimentali, porterà ad Abu Dhabi una serie di presentazioni personali o a due. Tra i progetti annunciati ci sono quelli di Management con Tahir Karmali, Solo con Thuy Tien Nguyen, W-galería con Chonon Bensho, Patel Brown con Marigold Santos, Iyad Qanazea Gallery con Jawad Al Malhi e Commonwealth and Council con Dala Nasser. Per ciascuna delle gallerie partecipanti sono previste borse di sostegno, nell’ottica di rafforzare lo sviluppo della nuova generazione di artisti e gallerie nella regione.

A Frieze Masters Abu Dhabi, curata da Marika Sardar, il tempo si dilata. La sezione attraverserà l’antichità e arriverà fino ai primi decenni del Novecento, concentrandosi sugli oggetti e gli artefatti dell’Asia occidentale e oltre. Il filo conduttore? L’Oceano Indiano, osservato come spazio storico di circolazione di oggetti, persone e idee attraverso commercio, collezionismo e scambio culturale. Accanto agli specialisti di antichità troveranno posto anche eccellenze del settore dei libri rari e dei manoscritti.

Infine Global Futures, a cura di Tarini Malik, riunirà presentazioni personali di artisti appartenenti a generazioni e geografie differenti, accomunati da pratiche capaci di entrare in risonanza con le storie e le idee dell’area. Tra i progetti figurano quelli di Taymour Grahne Projects con Ala Younis, Aisha Alabbar Gallery con Abdullah Al Saadi, Vermelho con Tania Candiani, Zawyeh Gallery con Mohammed Joha, Chatterjee & Lal con Arshi Irshad Ahmadzai e Marfa’ con Seta Manoukian. Il progetto, nelle parole di Dyala Nusseibeh, non vuole limitarsi a fotografare il mercato regionale, ma contribuire a costruirne il futuro: «Frieze Abu Dhabi sarà un catalizzatore per la produzione di conoscenza, l’integrazione del mercato dell’arte e una partecipazione significativa al dibattito globale per l’intera regione».

In questa prospettiva, il debutto di Frieze Abu Dhabi arriva come un’operazione di posizionamento ma anche di ascolto: portare una piattaforma globale in una scena che, come sottolinea Frieze, ha già alle spalle quasi due decenni di costruzione istituzionale e comunitaria. E provare a trasformare per quattro giorni Saadiyat in un punto d’incontro tra storie, mercati e geografie dell’arte contemporanea. «Partendo da questa solida base, la fiera si sta evolvendo per riflettere i principi fondamentali di Frieze: una profonda attenzione agli artisti e alle gallerie, una forte integrità curatoriale ed editoriale e una genuina curiosità per ciò che l’arte sta facendo nel mondo oggi», afferma Eva Langret, Director, EMEA di Frieze.


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