Dal 3 al 12 settembre 2026, a Rovereto arriva la danza contemporanea internazionale, con la 46ma edizione di Oriente Occidente Dance Festival. Oltre 45 eventi, 15 compagnie, sette debutti e cinque prime nazionali vanno a scandire dieci giorni di spettacoli, performance, incontri, workshop e interventi negli spazi museali, con un’anteprima il 2 settembre. Dal Teatro Zandonai al Mart, dalle piazze cittadine al MUSE di Trento, il programma si estenderà quest’anno anche a un nuovo spazio scenico ricavato all’interno di Progetto Manifattura.
Il titolo scelto per il 2026 è Vuoto, secondo capitolo del percorso triennale Corpi Assenti. Dopo aver affrontato l’assenza, il Festival guarda al vuoto non come semplice mancanza, ma come condizione nella quale può emergere qualcosa di nuovo. «“Vuoto” è l’intervallo che permette l’incontro, il tempo di passaggio tra ciò che è stato e ciò che sarà, è il silenzio che permette la musica, lo spazio che concede alla danza di esistere», si legge nella presentazione. Una prospettiva che attraversa una programmazione molto ampia, nella quale la danza dialoga con arti visive, cinema, musica, letteratura, questioni politiche e ricerca scientifica.
Oriente Occidente Festival 2026: da Maguy Marin a Emanuel Gat, il programma al Teatro Zandonai
Uno degli appuntamenti centrali sarà il ritorno a Rovereto di Maguy Marin con May B, il 4 settembre al Teatro Zandonai. Creata nel 1982 a partire dall’universo di Samuel Beckett, l’opera è diventata uno dei lavori di riferimento della coreografia europea degli ultimi decenni. Lo spettacolo torna al Festival dopo 44 anni e sarà seguito da un incontro con la coreografa.
Il 6 settembre sarà invece la volta di La Venidera con NO, rilettura contemporanea della tradizione flamenca. L’8 settembre Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi presenteranno per Abbondanza/Bertoni Replica, mentre il tema del Festival diventerà esplicito il 10 settembre in CHORA Il vuoto all’origine di Sofia Nappi e Komoco, che assume il vuoto come principio generativo del movimento.
La chiusura, il 12 settembre, è affidata a Emanuel Gat con Bach to Sacre, un programma in tre parti che accosta lavori di repertorio a una nuova creazione presentata per la prima volta proprio a Oriente Occidente.
Una nuova arena dentro Progetto Manifattura
Tra le novità dell’edizione 2026 c’è l’ingresso di Progetto Manifattura nella geografia del Festival. Nella galleria coperta dei nuovi spazi produttivi ricavati dal recupero dell’ex Manifattura Tabacchi verrà costruita un’arena teatrale temporanea. Qui il 5 settembre debutterà in Italia F*cking Future di Marco da Silva Ferreira, lavoro che attraversa identità collettive e immaginari generazionali attraverso un vocabolario fisico alimentato dalle pratiche urbane e dalla club culture.

Il 7 settembre arriverà invece la prima assoluta di Symphony #2 “true and eternal bliss!” + Dies Irae di Gloria Dorliguzzo, sviluppata anche attraverso un percorso con un gruppo di donne non professioniste, in scena insieme alla performer Monica Barone.
L’11 settembre Marcos Morau e La Veronal presenteranno infine Living & Leaving, duetto che debutta a Oriente Occidente e inaugura una nuova trilogia del coreografo catalano, curatore associato del Festival.

La danza entra nelle sale del Mart
Prosegue anche il rapporto con il Mart attraverso D.Arte, progetto che invita artisti e artiste a confrontarsi direttamente con la collezione permanente del museo. Il corpo diventa in questo caso uno strumento per modificare le modalità attraverso cui si osservano e attraversano le opere.
Claudia Catarzi presenterà La bellezza dell’imperfezione, articolato tra performance itinerante e installazione coreografica di lunga durata. Cult of Magic proporrà invece Habitat – cruising intermediale, costruito attraverso un’audioguida con la voce di Pierpaolo Capovilla e la presenza di due danzatrici.
Completa questo nucleo Studi per M. di Stefania Tansini, ricerca in corso dedicata alla trasformazione del gesto e alla presenza del corpo. Il Mart accoglierà inoltre gli Opening Studio del Summer Lab, con momenti pubblici a conclusione dei percorsi guidati da Emanuel Gat e Claudia Catarzi.
Rovereto come spazio performativo
Una parte consistente del Festival rimarrà accessibile gratuitamente e porterà la danza fuori dai teatri. L’apertura del 3 settembre trasformerà Corso Bettini in uno spazio performativo con Kader Attou e CIE Accrorap, che presenteranno Prélude Out, seguito dal live set Esperanza.

Il 5 settembre Piazzale Caduti sul Lavoro ospiterà Bamboo di NoFit State Circus, spettacolo tra danza e circo costruito attraverso grandi strutture di bambù. Il vuoto diventa qui anche una componente fisica del lavoro, lo spazio necessario al movimento e al volo.
Andrea De Siena e Teatro del Mediterraneo porteranno invece all’Urban Center Sciucàri, il 10 e 11 settembre, recuperando pratiche della tradizione salentina, gioco di strada e forme di partecipazione collettiva. Il progetto sarà accompagnato da una ronda di pizzica e da workshop aperti al pubblico.
Al MUSE, una coreografia dell’acqua
Il programma raggiungerà anche Trento. Il 9 settembre il Big Void del MUSE ospiterà la prima nazionale di The Choreography of Water di Simona Deaconescu, presentata in due diversi momenti della giornata, alle 6 del mattino e alle 20.30.
Il progetto mette in relazione danza e ricerca scientifica attraverso l’acqua, osservata contemporaneamente come materia e come elemento simbolico. Corpi e sculture in vetro occuperanno lo spazio del museo, mentre il doppio orario consentirà al lavoro di modificarsi percettivamente in rapporto alla luce e alle diverse condizioni ambientali.
Non solo danza: cinema, politica, letteratura e società all’Oriente Occidente Festival 2026
Il programma Linguaggi/Presenti amplia ulteriormente il campo d’azione di Oriente Occidente. Se Vuoto individua il tema generale dell’edizione, Presenti ne costituisce il controcampo, un invito a interrogare le diverse forme del presente attraverso cinema, parola, letteratura, suono e dibattito pubblico.
Il calendario si apre il 3 settembre con il documentario di David Mambouch Maguy Marin, l’Urgence d’Agir. Seguiranno, tra gli altri, un incontro con il collettivo CHEAP, un dialogo sulla crisi del diritto internazionale con Micaela Frulli e Luisa Chiodi, la proiezione di Sconosciuti puri di Mattia Colombo e Valentina Cicogna, dedicato al lavoro dell’antropologa forense Cristina Cattaneo, e quella di Giulio Regeni. Tutto il male del mondo di Simone Manetti.
Nel programma figurano inoltre gli incontri con Nicoletta Verna, Djarah Kan e Raffaele Costantino, fino alla presentazione di Prima di ogni cosa. Per un futuro Crip di Chiara Bersani, Flavia Dalila D’Amico e Giulia Traversi. Il 12 settembre Cultura adesso, a partire dal libro di Franco Broccardi, aprirà invece un confronto sul ruolo della cultura nei processi economici, politici e sociali contemporanei.
Un Festival tra accessibilità e sostenibilità
Accanto alla programmazione artistica, Oriente Occidente prosegue il lavoro avviato negli anni sul fronte della sostenibilità ambientale e dell’accessibilità. Il Festival dichiara di aver progressivamente ridotto materiali cartacei e plastica, promosso mobilità pubblica e ciclabile e adottato energia proveniente da fonti rinnovabili certificate. Dal 2019 è riconosciuto dal marchio Eco Eventi del Trentino e da Legambiente come evento green.
Sul versante dell’accessibilità, la campagna di crowdfunding Una poltrona per due ha raccolto 10mila euro, destinati a biglietti gratuiti e attività di mediazione per ampliare la partecipazione di persone con disabilità, anziani, giovani e nuovi cittadini. Una parte dei posti sarà inoltre distribuita attraverso la formula del “biglietto sospeso”.
Prima dell’apertura ufficiale, il 2 settembre, il Festival avrà un’anteprima con l’esito performativo di MOSSA – Formazione e sviluppo del linguaggio coreografico, percorso rivolto a giovani danzatrici e danzatori del territorio e diretto artisticamente dalla Compagnia Abbondanza/Bertoni. La performance conclusiva sarà curata da La Veronal su una coreografia di Marcos Morau. Dal giorno successivo, per dieci giorni, Vuoto proverà così a tradurre la domanda che attraversa l’intera edizione in una pluralità di forme: «Se restiamo qui, dove sembra mancare tutto, cosa comincia?».
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